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I MATAZIN (Casamazzagno, Padola, Candide)
La maschera del Matazin ha caratteristiche di Annunciatore e di Bello.
Il suo abito è quanto di più ricco ed elegante si possa immaginare.
Il copricapo della maschera è costituito da un cilindro rigido detto calotta, la cui fodera esterna è solitamente realizzata in velluto di colore intenso onde valorizzare le numerose file di perle ed i monili che vi sono incastonati e che vengono realizzati di anno in anno variando ogni volta disegno.
Il copricapo è foderato parzialmente anche all’ interno e presenta, cucita nella base, una coppola di appoggio per la testa.
La calotta di Casamazzagno ha l’ orlo superiore fatto a cappe culminanti con ornamenti floreali di carta diversamente colorata , appena sporgenti ed è caratterizzata dalla presenza di tre specchietti.
La forma della “canna” ovvero della calotta, dà grande slancio alla figura del personaggio che appare solenne.
Il suo peso è però oneroso e comporta un notevole impegno sia per motivi di equilibrio che per fatica fisica.
Il Matazin, infatti, non deve mai rimanere fermo ma è obbligato a saltellare con appoggi fitti, a danzare e saltare.
Il momento più significativo della danza è il salto, tanto più valente ai fini auspicatori, quanto più alto ed elegante è eseguito.
Esso si effettua ad ogni incontro significativo ed è ripetuto all’ inizio di ogni ballo di coppia.
Per motivi estetici, ma anche per necessità pratica, la testa del Matazin è avvolta in un bianco fazzoletto lavorato a cappe, che va ben fissato e teso con laccetti sotto il mento in modo da consentire un più comodo appoggio della calotta.
Esso lascia intravedere il solo copriviso.
Fino a pochi anni orsono questo veniva realizzato in legno leggero, aveva aspetto altero ed era dipinto di bianco e segnato da corti baffi e da un pizzetto.
Gli stessi segni si riportano oggi, col carboncino, sul viso scoperto anche se la tendenza è quella di recuperare la maschera originale.
Da quando non si usa più il coprivolto, è divenuto tipico dipingere sulle guance dei personaggi i segni delle carte da gioco, a due per coppia.
Se il primo Matazin è ornato con quadri e fiori, il secondo (o il Lacché se per Dosoledo) porta Picche e Cuori.
Il Matazin indossa una maglia candida, con delle maniche posticcia in seta, di colore diverso, coperte da soprammaniche in pizzo, fermate appena sopra il gomito e al polso da due lacci colorati.
Sulla parte anteriore della maglia spiccano sette o più collane dorate.
Posteriormente viene indossata una sonagliera che tintinna durante tutto il rito.
Questo strumento sonoro è avvolto in un leggero velo che ne addolcisce il suono.
Il fissaggio è diverso e tende al minor intralcio possibile.
I campanelli debbono risultare ben coperti, anche durante la danza, dall’ addobbo posteriore.
Tale copertura è costituita da una serie di fazzolettoni serici, frangiati, dai colori vivaci, cuciti per un vertice, sul retro della maglia, in linea con l’ altezza delle spalle.
Essi vanno a formare una grande mantellina multicolore che risulta completata da altri due fazzoletti esterni cuciti per un angolo sulle rispettive spalle e che debbono essere tenuti per l’ angolo adiacente, tra le dita del Matazin in modo che un lato frangiato corra tutto lungo il braccio e il lato opposto cada come una specie di grande ala.
L’ effetto è spettacolare, specie durante le piroette del ballo poiché si ha l’ illusione di una mantellina unica con infinite colorazioni.
Il Matazin porta pantaloni fatti con le stesse stoffe usate per le maniche rispetto alle quali i colori si presentano incrociati: se, ad esempio, il braccio destro porta il colore rosso e il sinistro è blu, la gamba destra sarà vestita in blù, e la sinistra in rosso. 2
Le tinte della divisa possono essere diverse, (gialle, verdi ecc) purchè lucenti, riflettenti, seriche.
L’ importanza di questa caratteristica ci è sempre stata sottolineata da gli anziani.
L’ insistenza, e la presenza di nastri e specchi che tendono a far “brillare” la maschera, è tutta tesa
A valorizzare il senso sacro.
All’ altezza del bacino, questo Matazin è cinto da una fascia (cintura) che richiama la calotta sia nel colore che nell’ intarsio di perle, collane e spille.
Sotto di essa viene fissato un fazzolettone di mussola frangiato, di colore bianco con ornamenti floreali (rose), piegato a metà, in modo da formare un triangolo di copertura anteriore con vertice in basso.
A Padola, anticamente, non si usava indossare questo capo. I pantaloni del Matazin si concludono al ginocchio, stretti da calzettoni bianchi ricamati finemente con disegni a colori.
Torniamo al copricapo che, nella sua parte bassa posteriore, è anche apice e punto di fissaggio di un finissimo velo bianco che scende fino all’ altezza delle ginocchia o poco più sotto.
Sempre dal medesimo punto, esternamente, partono una sessantina di nastri di seta diversamente colorati e lunghi quanto il velo sul quale appoggiano e scorrono durante la danza senza intralciare i movimenti del danzatore.
L’ ultimo nastro è più largo e dello stesso colore del grande fiocco che copre ed abbellisce il vertice.
Il Matazin tiene tra le mani, sempre inguantate di bianco, due oggetti significativi: nella destra, uno scettro leggero, la bagolina con punta sferica, segno di autorità e di comando; nella sinistra, un contenitore d’ argento valorixxato da un civettuolo fazzolettino candido, ornato di pizzo che è fisso al guanto.
Il portagioie, rotondo, contiene piccoli confetti che vanno donati alla folla durante le brevi soste dalla danza.
Il dono è gesto tra i più augurali.
Per tradizione il Matazin offre i primi dolciumi al Pagliaccio che lo va a prendere di primo mattino e ai suonatori che l’ accompagnano.
L’ asta della bagolina si presenta a strisce inclinate bicolori (gli stessi tipici della divisa) e si conclude in alto, sotto la sfera, con un fiocchetto.
E’ usanza che il Matazin riservi il suo primo ballo a chi lo ha aiutato nella vestizione.
I Matazins, come la Matazere, sono presenti, nella danza, sempre in coppia anche se volteggiano per proprio conto durante i trasferimenti del corteo.
Durante le soste, ovvero ogni qual volta essi si fermano per un nuovo incontro, è obbligatorio il salto in coppia ed il ballo stretto sul ritmo della tipica polca.
Questo momento culminante è il segno dell’ augurio, è la “benedizione” della coppia dell’ Abbondanza.
Esso avviene perciò nei posti di pubblico interesse oltre che in particolari casi privati.
La sacralità della Maschera è sottolineata dal suo uso ristretto.
La partecipazione dei Matazins fuori dall’ ambito carnevalesco lacale è considerata, e non solo dagli anziani, di cattivo augurio, quasi una sfida al destino.
Si citano, nei paesi, i casi di sventura accaduti a chi ha trasgredito la regola.
Ciò pare frequente per i matrimoni, qualora gli sposi desiderino la presenza delle Maschere al di fuori del giusto contesto.
Il patrocinio dei Matazins è infatti ritenuto di grande valore augurale ma è fausto solo se espresso nel tempo di Carnevale ed il terreno adatto.
Anche l’ augurio, ovvero il salto ed il ballo, fatto sul sagrato della chiesa all’ uscita degli sposi dalla cerimonia nuziale, può risultare deleterio.
Esso è invece sicuramente fruttuoso qualora le maschere attendano e salutino i maritati sul confine frazionale, durante il ritorno a casa.
La probabile motivazione della credenza trova radici nella rivalità tra i riti cristiano e pagano, entrambi contraddistinti da una propria “sacralità.” 3
L’ attesa dei Matazins ai confini della frazione potrebbe essere riferita al medesimo fatto, qualora si consideri come la segnalazione dell’ usanza provenga dai paesi limitrofi a quello con sede parrocchiale che è Candide.
Il salto, con tre balli augurali, sono poi obbligatori, anche quando i Matazins vanno per le case ad inviare o a riportare le coppie da Bello.